TORTO o RAGIONE: modelli di mondo e nuove possibilità

Tutti amiamo aver ragione. Molti di noi farebbero qualsiasi cosa per evitare di aver torto.

Ho fatto molte esperienze che mi hanno permesso di crescere tantissimo e spesso sono passate dalla presa di coscienza che posso anche avere torto.

Mi piace capire i comportamenti degli essere umani, le differenze che fanno la differenza.

Perché oggi parlo di questo argomento? Il motivo è semplice: per la mia carriera di coach è un grandissimo vantaggio, non c’è concorrenza.

La maggior parte delle persone evita di riflettere sulla possibilità che ci si potrebbe sbagliare. Tutti viviamo nell’idea di voler stare nella ragione.

 

Come mai molti esseri umani vivono nell’idea di stare nella ragione ma sono insoddisfatti?

Accettiamo la possibilità di avere torto ma solo in astratto. Lo sappiamo che si commettono errori e siamo tutti d’accordo, ma quando si tratta proprio di noi stessi, beh… improvvisamente tutto cambia.

 

Perché restiamo così ancorati alla sensazione di essere nel giusto?

Per sviluppare bene il ragionamento proviamo a pensare a come ci sentiamo quando commettiamo un errore.

 

Come ci sentiamo quando sbagliamo?

Malissimo. Imbarazzati. Siamo uno straccio. Viviamo con frustrazione il gruppo. La mente frulla pensieri di continuo e via dicendo… insomma, pollice verso.

Ma queste, sono le risposte giuste per questa domanda? No.

Sono invece le risposte perfette per una domanda molto diversa: come ci sentiamo quando ci accorgiamo di aver torto?

Rendersi conto di aver torto può farci sentire male ma chiariamoci su un fatto: commettere un errore, in sé, non ci fa sentire in nessun modo.

 

Ho sentito un coach spiegare molto bene questo concetto e la metafora che ha usato mi ha colpito moltissimo.

Diceva di pensare a Wile, il patetico coyote, che insegue e non cattura mai Beep Beep, quando quest’ultimo salta giù da una rupe e vola, lui continua a corrergli dietro, incurante del pericolo e della forza di gravità.

 

LucioZanca-coaching-wile-e-coyote

All’inizio il coyote non fa una piega, continua a correre… poi guarda giù. E’ a mezz’aria. Finalmente si rende conto. E’ sorpreso. Oh no! In questo momento cade.

Mentre commettiamo un errore facciamo la stessa cosa, non ce ne accorgiamo subito e neanche prima, ma solo dopo aver saltato la rupe, esattamente come Wile.

Quando ci sentiamo nel giusto non abbiamo indizi per capire che ci stiamo sbagliando.  Spesso lo capiamo tardi…

Vogliamo stare nella ragione anche perché da bambini, in particolare a scuola, siamo stati giudicati sugli errori. Meno errori => successo. Quindi è anche una questione culturale.

Ci sentiamo brillanti, fighi, virtuosi e sicuri quando pensiamo di essere nel giusto.

Detto ciò. Che cosa significa allora sentirsi nel giusto?

Significa pensare convinti che la nostra idea rispecchi in modo esatto, sempre e perfettamente la realtà. Viviamo immersi nel nostro personale modello di mondo.

Sviluppiamo questa convinzione attraverso una serie di abitudini di pensiero e idee di cui spesso non ci rendiamo conto.

Ho constatato che utilizziamo una sequenza di ragionamenti che è più o meno così:

Ragionamento 1. Quando qualcuno non è d’accordo con noi significa che è sicuramente un ignorante. Ma come si fa a non sapere che è come dico io!

Poi però facciamo più attenzione, raccogliamo informazioni e scopriamo che la persona ne sa almeno quanto noi.

Lui però continua a non essere d’accordo con noi e allora passiamo ad un altro ragionamento.

Ragionamento 2. E’ un idiota. Quanto sono sfortunato ad avere a che fare con un idiota!

Poi però quando ci rendiamo conto che la persona ne sa e che è piuttosto sveglia e intelligente, allora passiamo a un’altra possibilità. Diventiamo davvero creativi per restare nel giusto.

Ragionamento 3. Questa persona distorce volutamente la realtà perché é interessata solo a se stessa, al proprio spudorato interesse. Che pessima persona!

Quando arriviamo a questo punto stiamo ormai volando verso il fondo della rupe, una catastrofe relazionale.

L’attaccamento morboso al voler stare dalla parte del giusto non aiuta a evitare errori.

E’ possibile pretendere che tutti guardino il panorama con le stesse lenti?

Lucio Zanca - Lenti

E’ possibile pretendere che tutti vedano esattamente la stessa cosa?

Questo non è possibile, non è la verità. E per fortuna aggiungo, altrimenti la vita sarebbe davvero noiosa…

La nostra mente fa miracoli ma non ci permette di vedere il mondo esattamente com’è, mentre sicuramente ci permette di vederlo come non è.

Nel bene e nel male, ci costruiamo dei racconti incredibili sul mondo che ci circonda mentre la verità potrebbe girare in un’altra direzione.

Allora quando ci accorgiamo, siamo sorpresi… esattamente come Wile Coyote.

Per quale motivo sentiamo il bisogno di innovare, sviluppare e migliorare?

Perché ad un certo punto ci accorgiamo che la maggior parte delle idee che abbiamo pensato essere vere, le migliori, fattibili e infallibili si sono invece rivelate come minimo diverse dalla versione iniziale.

Le cose vanno così. E’ normale. Capirlo è una cosa bellissima. Capire e capirsi migliora il lavoro e la vita. Per comunicare in modo efficace è necessario.

Vi piacerebbe ritrovare il piacere delle sensazioni di meraviglia perché scoprite belle cose nuove?

Allora è arrivato il momento di uscire dal minuscolo e terrificante spazio del voler sempre stare nel giusto.

Guardiamoci intorno, immergiamoci nelle differenze, capiamo come sono fatte le altre persone, curiosiamo nei punti di vista differenti.

Significa fare il più grande salto di qualità che un essere umano possa sperare. Potremmo finalmente dire:

WOW, che bello! QUESTA COSA NON LA SAPEVO!

VUOI ENTRARE NEL MAGICO MONDO DELLE NUOVE POSSIBILITÀ?

SI?

Allora parti da FORSE HO TORTO…

prosegui con SONO CURIOSO DI SAPERNE DI PIU’

vivi con LA VOGLIA DI VEDERE IL BELLO DOVE ALTRI NON LO VEDONO!